ANTINFIAMMATORI

Malva Rosa idrolato (acqua) 250 ml

 14,50

Elisir di lunga vita

(ps etichetta puo non essere quella in foto

la stiamo sostituendo..)

 

Scheda Del Prodotto

Idrolato:

Elisir di lunga vita. Un litro è l’equivalente di distillazione di 1 kg. Di foglie nel periodo di massima esplosione

della pianta.  In modo concentrato ha tutte le proprietà della malva rosa . Antiansia, antinfiammatorio, antidolorifico, antibiotico locale, antisclerosi  (evita l’indurirsi dei tessuti traumatizzati).

Brand

Olistic Naturcenter

Scheda Erboristica

Proprietà della Malvarosa o Alcea

Tutte le parti della Malvarosa o malvone sono commestibili e, vengono impiegate per la preparazione di sciroppi, tisane, infusi per la cura della tosse (come il rosolaccio) e del raffreddore.

Tra le proprietà fitoterapiche più rilevanti, il malvarone ha:

Azione inibente l’aromatasi

Azione astringente

Demulcente

Diuretica

Emolliente

Espettorante

Febbrifuga

Fungicida

Gastroprotettiva

Ipoglicemica

Stomachica

Vasoprotettiva.

 

L’alta concentrazione di zuccheri e mucillagini, soprattutto nei fiori, conferisce alla pianta proprietà emollienti, lenitive, diuretiche ed espettoranti.

Le parti della Malvarosa più usate sono: la radice e fiori essiccati.

La radice essiccata e decorticata si utilizza per la preparazione di estratti, sciroppi e pastiglie.

I fiori raccolti appena sbocciati e fatti essiccare all’ombra, vengono impiegati per preparare infusi decongestionanti.

I fiori della Malvarosa, aggiunti all’acqua, del bagno sono ottimi emollienti per la pelle secca, arida o arrossata.

Inoltre con i petali dei fiori si possono preparare rinfrescanti tè per l’estate e i teneri germogli che crescono alla base della pianta sono ottimi nelle insalate di verdure miste.

Controindicazioni della Malvarosa

Non ha controindicazioni se non quelle tipiche delle erbe officiali: allergie ai principi attivi ed evitare assunzioni continuative per lunghi periodi.

Malvarosa in gravidanza e allattamento

Previo consulto medico, può essere assunta per combattere la stitichezza ed eventuali cistiti.

Da evitare in fasi di allattamento perchè rende sgradevole il sapore del latte.

Malva Rosa

Trattato dal Libro del Dott. Jonas Elia … e vivete con essi

Era un’altra curiosità del vivere. Al mattino nel caffè si metteva un cucchiaino di questo distillato profumato, ma nessuno sapeva perché: “Fa bene” (il saggio non si pone problemi, accetta regole di condotta antiche e vive come i suoi padri il passaggio in questo mondo creato).

Anche un anziano che aveva una distilleria ‘vegetale’ ereditata dal padre e che mi insegnò a distillare l’atàr e il zahar, di cui parleremo, non sapeva che cosa di specifico curasse: i hattù fel qahua ntciàsbah – lo mettevano nel caffè del mattino.

La malva era conosciuta già fin dai tempi antichi dai cinesi. Riporta Sterpellone nel suo già citato libro che il Nei ching – canoni di medicina interna, famosa opera di medicina attribuita all’interpretazione cinese Huang-ti, detto Imperatore Giallo, vissuto tra il 2698 e il 2595 a e.v., tra le cinque verdure che completano il nutrimento considerava la malva come aggiunta fondamentale per un sano vivere.

Ho conosciuto in Italia un anziano ebreo arzillo che prendeva da diversi anni al mattino un bicchiere di decotto di malva; glielo aveva insegnato un anziano carabiniere in pensione e ripeteva il detto: la malva da ogni male ti salva! Ma che cosa aveva la malva rosa che è un geranio, un pelargonio odoroso, diverso dalla malva silvestre?

Eccovi la storia: Io ero già moèl, circoncisore ufficiale della comunità ebraica di Roma e avevo già notato fin dall’inizio che la Milà – circoncisione non era sempre una passeggiata per quanto riguarda l’evoluzione della ferita operatoria e non c’era nulla di farmacologico che evitasse il rischio della cicatrice indurita, iperplastica, nota come cheloide, più rara una volta[1] perché il neonato era allattato solo al seno e viveva fasciato con pannolini di tessuto. Ebbene una notte sognai che io, dopo aver fatto una circoncisione mettevo sulla ferita delle foglie di malva rosa e tutto andava bene. Al risveglio rimasi inizialmente perplesso, però ragionando capii che sicuramente l’urina calda del bimbo passando ripetutamente attraverso le foglie ne estraeva il principio attivo che così inzuppava la medicazione e il bimbo traeva beneficio.

E così feci, portavo sempre ad ogni Milà delle foglie fresche del mio terrazzo lavate che io applicavo sul glande e che facevo sostituire ogni giorno con altre fresche da me fornite.

Una parentesi, appena io ebbi acquistato l’attico dove vivo da circa 15 anni, avevo fatto sistemare tante piante normali comuni per estetica, ma un giorno era venuta per visita una anziana parente e vedendo quello spettacolo mi disse: hram elkel – falso, nel dialetto giudaico arabo dell’ebreo di Libia esistono alcune parole catturate dall’italiano che nel tempo sono entrate nel linguaggio e questa era una. Peccato – è tutto falso, cioè non ha valore. Rimasi folgorato e al mio primo viaggio successivo in Israele rimediai un pezzo di atar e quello fu l’inizio della mia coltivazione diffusa, perché la malva rosa attecchisce facilmente, bastano due-tre giorni in acqua del rametto tagliato e si può piantare in terra ed io avevo trovato una soluzione migliore: ogni settimana il venerdì tagliavo un rametto che serviva per fare la preghiera dei fiori sul tavolo dello Shabbat e dopo alcuni giorni lo piantavo. Mi sono reso conto solo adesso che sto scrivendo che, non solo il mio atar è iniziato da una piantina di Israele, terra consacrata, ma che tutte le piantine sono state supporto di una benedizione, e quindi tutte le piantine che ho distribuito alle centinaia dei miei pazienti sono tutte benedette! E’ proprio vero, quando si sale sulla scala dei precetti positivi, ci si rende conto a che livello notevole di altezza e bene uno è arrivato solo quando ci si ferma e si guarda sotto!

Riprendiamo il discorso della ferita post-operatoria sulla quale applicavo tre foglie pulite messe tra due bende sterili e bloccate sul glande a mò di cappuccio; la ferita era pulita subito, il bambino non soffriva più come una volta perché appena urinava il dolore si attenuava e la notte passava tranquilla.

La conferma dell’effetto antinfiammatorio, antisettico ed antisclerosi dell’atar fu veramente sulla mia pelle.

Una mattina per fare un favore a mia moglie che si era dimenticata di preparare le fettuccine per i ragazzi (è saggio diffidare delle donne di servizio quando sole che pasticciano coi fornelli senza che alcuno controlli il loro lavarsi bene le mani e i cibi) feci bollire una pentola di fettuccine e nel momento di togliere l’acqua mi si ruppe il manico e sul mio avambraccio sinistro, coperto di camicia, si rovesciò una cascata di fuoco!

Urlai fino al cielo, mi tolsi la camicia, sciacquai l’avambraccio con acqua fredda e a lungo, ma niente da fare, la pelle cominciava a gonfiarsi, rossa come un peperone e il dolore era lancinante. Non avevo tempo per andare in ospedale a farmi vedere, dovevo andare in studio, c’erano bambini piccoli che mi aspettavano, così mentre una parte del cervello soffriva l’altra cercava una soluzione, e mi venne un’idea: conoscevo già per ‘sentito dire’ l’effetto benefico della malva normale sulle infezioni della bocca e poiché avevo nell’armadio in cucina una bottiglia di distillato della malva rosa del nostro terrazzo che avevo imparato a distillare e che mettevo nel caffè del mattino ‘per tradizione’, pensai che potevo fare sicuramente un tentativo, fasciai il mio braccio e lo inzuppai ben bene e così andai a lavoro. Quel giorno forse qualcuno dei genitori dei miei piccoli pazienti ricorderà che il pediatra aveva un braccio fasciato e con una bottiglia di liquido profumato lo inzuppava in continuazione senza lasciarlo mai asciugare troppo.

La sensazione immediata era di sollievo e il dolore iniziale presto si attutì e la sensazione di tiraggio della pelle, che sotto cominciava a gonfiarsi per l’edema, lentamente andò via. In serata non avevo nessuna bolla, né segno di infezione e il rosato della pelle si spense lentamente il giorno successivo, continuando chiaramente a tenere la zona fasciata e inumidita. Fu per me una cosa sconvolgente, da semplice aggiunta profumata al caffè, l’atar distillata era diventato un farmaco importante e straordinario e cominciai ad allargare e verificare le mie conoscenze sia su di me personalmente che su parenti ed amici come vedremo.

Dopo poco tempo lo shohet – scannatore rituale che frequentava il mio stesso tempio, capitò un venerdì sera con un occhio graffiato internamente dallo sperone di un gallo che lui aveva scannato. Era tutto rosso ed indolenzito, ma io tranquillo e sicuro, avendo già avuto la prova sulla mia pelle, insistei per mettergli alcune gocce di atar che tenevo nel mio armadietto al tempio perché lo usavo per fare la benedizione sui profumi dell’Avdalà, cerimonia per la fine del sabato. A fine funzione venne verso di me per dirmi che stava bene e: “Che cosa mi hai messo?” Tutto stupito e io gli diedi un po’ della mia magica pozione.

Un altro giorno capitò un biochimico famoso, che mi aveva aiutato a raccogliere la scarsa bibliografia medica mondiale sul fieno greco ed altro del mio mondo antico, questo religioso si presentò al tempio di giorno di festa solenne con una brutta influenza, aveva la febbre alta e si sentiva proprio male, ma per la sua devozione non aveva voluto rinunciare alla preghiera pubblica; gli feci bere mezzo bicchierino di atar, sempre dalla mia riserva del tempio e poco dopo si sentì meglio, sfebbrò e, tornato a casa, pranzò con gusto, sotto gli occhi sbalorditi della moglie che lo aveva visto uscire al mattino moribondo.

Con l’atar risolsi brillantemente lo stato infiammatorio perenne delle mie gengive; per mia madre l’atar divenne duà liau annabì – la medicina del profeta Elia di cui parleremo in seguito, perché le risolse la flogosi permanente legata ad un vecchio impianto protesico dentale (mi benediceva sempre per averle risolto il problema cronico). Naturalmente allargai la prescrizione a tutti i parenti ed amici, quante risposte positive! C’era mia zia con una micosi ungueale cronica da tanti anni (questa è la malattia delle brave donne di casa che causa il loro affaccendarsi con l’acqua finiscono prima o poi per soffrire). Anche unghie incarnite dei piedi con flogosi antiche risolte quasi per magia in gente rassegnata e sofferente da anni.

Una sera mia figlia ebbe un attacco asmatico e non avevo disponibili i farmaci per l’aerosol, un breve ragionamento logico e subito la conferma pratica dell’effetto antinfiammatorio e benefico dell’atar per aerosol (d’altra parte io mi ricordavo che la malva era in farmacopea ufficiale per l’effetto benefico espettorante e la mamma di un mio piccolo paziente mi avevo detto una volta – che dono meraviglioso del Signore una buona memoria e una buona capacità associativa – che sua madre quando erano piccoli e stavano male coi bronchi dava loro un po’ di sciroppo di fichi e malva fatta bollire con lo zucchero!).

Che fosse ottimo per la voce me lo confermò personalmente l’officiante al tempio nostro, quando in un giorno di festa solenne si trovò con poca voce, mezzo bicchierino della mia riserva personale e tutto a posto. L’ho usato con successo anche nelle cistiti in gravidanza.

Quando non avevo il distillato andavano bene anche le foglie e, come vedremo furono proprio esse a fornirmi la chiave del ‘perché bevevano il caffè con l’atar i miei antenati’.

Come dicevo, foglie lavate e strizzate per liberare un po’ di liquido della foglie, applicate sui denti indolenziti o con ascessi, o su gengive di lattanti irritati erano di pronta e rapida efficacia, come pure su pizzichi di zanzare.

Anche in caso di dispepsia cioè mal di stomaco di varia natura un po’ di atarrisolveva il problema.

Quello che per me fu l’impiego migliore venne nella pratica delle circoncisioni.

Come sono diventato circoncisore? Destino! Sentite un po’ la storia.

Nasce il mio terzo figlio il 21 luglio 1986, maschio. Non riesco a trovare nessun circoncisore in Italia, c’era solo uno che io consideravo “macellaio” per la quantità di sangue che faceva perdere al bimbo. Mi ricordo sempre la scena come un film. Ero in un angolo della stanza di mia figlia davanti al telefono, dopo aver esaurito tutti i numeri possibili alzo gli occhi al cielo e tra me dico “Signore mio, se mi fai risolvere il problema divento circoncisore così d’estate ci saranno meno difficoltà per le circoncisioni.

Riabbasso gli occhi e faccio il numero di un mio amico circoncisore che era in ferie e che avevo già chiamato dieci minuti prima: “Pronto?” mi risponde ..! Era sulla porta di casa ed era appena arrivato perché aveva una commissione urgente da fare!

E’ o non è tutto organizzato? Fu così che entrai con zelo e professionalità nella carriera di Mohel.

La mia prima Milà è stata il giorno 9 di AV del 1992!

Ritorniamo ora alla circoncisione.

Come già detto inizialmente io usavo foglie fresche, seguendo l’indicazione del sogno. Una volta mi capitò di fare una Milà in una famiglia di ebrei di Libia. Dopo averla fatta e applicato le foglie il primo e il secondo giorno (quando torno per controllare che tutto è andato bene) mi dissero i genitori del bimbo che loro avevano la pianta dell’atar e non c’era bisogno che io gliele fornissi. Dopo sette giorni mi telefona il padre disperato: “Il pisellino di mio figlio è tutto rovinato!” Corro a vedere e trovo un cheloide rosso da paura! La mamma, plagiata dalla medicina ufficiale aveva applicato una crema antibiotica invece delle foglie di malva rosa! Che fare? Non c’era niente di farmacologico ufficiale che potesse risolvere il problema ed allora ebbi l’intuizione di applicare il distillato sulla ferita tumefatta. Miracolo, dopo 7 giorni era perfetto! E così da allora distribuisco in ogni circoncisione una bottiglietta del mio magico distillato e tutto va bene. Ma la cosa non cessò qui.

La circoncisione rituale ebraica si effettua normalmente per obbligo imposto dal Signore ad Abramo all’ottavo giorno di vita.

Da un punto di vista medico l’ottavo giorno è ottimale perché i meccanismi di coagulazione sono efficienti, ma, e questa è la cosa più importante, ancora le vie sensitive del dolore non sono efficienti e questa immaturità funzionale è di grande vantaggio per il neonato.

Quando c’è un ittero prolungato, o altre patologie si deve rimandare la circoncisione fino al momento che il bimbetto si è ristabilito, ed anche qui si utilizzano criteri e regole antiche stabilite dai nostri rabbini per decidere il giorno della Milà.

Ebbene in una Milà ritardata per problemi di salute il bimbetto non smetteva di piangere, nonostante avessi inzuppato di atar la medicazione, ebbi allora un’intuizione (essere medico non è solo applicare quanto appreso negli studi ma cercare di aiutare il prossimo malato ciò che conta è muoversi con scienza e coscienza e cercare nei casi disperati soluzioni estreme sempre senza perdere di vista il fondamento dell’operare medico: ‘primum no nocere’ – in prima cosa non fare danno e, per un pediatra, è il primo comandamento) e, ricordandomi dell’efficacia analgesica da me provata e verificata nel caso del biochimico, somministrai poche gocce al lattante che non cessava di urlare, mentre tutti i familiari specie la madre erano costernati.

Pochi istanti e tutto lo spettacolo di dolore cessò!

Da allora prima di iniziare le mie operazioni somministro poche gocce e non ho mai verificato effetti collaterali al di fuori di un aumento della diuresi, cioè della quantità di urina emessa, che è direi favorevole perché lava la ferita e ne migliora l’evoluzione.

Come vi ho già accennato ero diventato esperto nell’uso dell’atar ma ancora non avevo trovato risposta all’assumerlo al mattino nel caffè; mille ipotesi legate a quanto da me verificato e tutte secondo un plausibile effetto antisclerosi sul sistema vascolare, effetto antinfiammatorio generale, con positiva ripercussione sull’apparato respiratorio, digerente, urinario. No, non era solo questo il motivo per cui da tempi antichi gli ebrei di Libia bevevano atar al mattino e solo gli ebrei, perché mentre nel caso del zàhar questo è diffuso presso gli arabi sia dell’Africa che del Medio Oriente, l’atar era peculiare degli ebrei di Libia e degli arabi di Tunisia. Perché, a che serviva?

Nell’estate del 1999, comprai una lattina di pistacchi salati che sgusciai e mangiai (per chi non lo sapesse, come riporta il Pecchioni nella sua opera già citata, sono ottimi per chi fa attività intellettuale, altro che placebo a base di fosforo) però il sale del pistacchio rimasto a contatto con il metallo interno della scatola si era alterato (io ero solito consumare solo pistacchi in busta di cellophan e quella era stata una mia svista perché in linea di massima evito quando possibile il cibo in scatola per i problemi del piombo di saldatura di chiusura delle scatole che non è problematico per un uso saltuario, come nel caso del pesce in scatola ma può diventare tossico se si comincia a bere una lattina di birra o bibita gassata regolarmente) questo sale alterato mi causò un leggero rigonfiamento di una gengiva. Per non sprecare il mio prezioso distillato seguii il consiglio di un mio cliente pasticcere, che aveva un grande laboratorio di dolci sotto il mio studio e che conoscevo da circa vent’anni al quale, per sdebitarmi del suo lasciarmi parcheggiare la mia auto nella piazzola antistante il suo laboratorio, avevo risolto tanti problemi personali con l’uso delle mie ‘cose antiche’. Ebbene lui per praticità aveva trovato che le foglie di malva rosa (come quella silvestre) appoggiata sul dente infiammato  la sera gli toglieva il disturbo ed io per non sprecare il mio liquido prezioso prendevo alcune foglie fresche al mattino, le mettevo in una bustina e una per volta, le mettevo sulle gengive lasciandole stare finché non sentivo che aveva perso efficacia e allora la sostituivo.

Era un periodo per me particolare e avevo grossi problemi personali irrisolvibili non per colpa mia e ciò mi aveva portato a uno stato di ansia notevole.

Ebbene io vissi una settimana di sogno e non realizzai all’inizio a che fosse dovuta. Stavo bene, i problemi erano gli stessi, ma non mi creavano ansia: perché? Perché l’atar è un antiansia, cioè va ad occupare i recettori nervosi del cervello preposti all’ansia, e quindi quando l’ansia arriva non riesce a occupare i recettori e far partire lo stato di malessere.

Perché un ebreo di Libia doveva prendere un antiansia al mattino? Non era facile uscire dalla propria abitazione la mattina verso un mondo popolato da nemici che gioivano nell’umiliarti, nel picchiarti, nel derubarti solo perché ‘ebreo’ e allora prima che l’ansia (la definizione medica di ansia è “Paura per un pericolo imminente”) riempisse i loro circuiti nervosi avevano constatato l’efficacia di questa piantina.

Qualcuno può chiedersi: Ma quando lo scoprirono? Nessuno sa l’origine perché è sepolta nei tempi, io azzardo una ipotesi: Quando gli ebrei uscirono dall’Egitto dopo il peccato del vitello d’oro Mosè comunicò al popolo che tutti quelli da vent’anni in su sarebbero morti nel deserto e non avrebbero visto la Terra Promessa. Quando comunicò loro questa triste notizia che sconvolgeva l’immagina finale del loro infelice peregrinare?

Ebbene dice il Midrash (la parte narrativa dei commenti alla Torà) a Marà, cioè un’oasi nel deserto che prese il nome appunto di Marà, amara, per l’amarezza della notizia del loro destino. Però dice ancora la Torà, non c’era acqua bevibile e Mosè buttò nell’acqua amara un legno, che il Signore gli aveva mostrato. E’ plausibile che quel legno fosse un arbusto di pelargonio odoroso che cresce senza grossa richiesta d’acqua e aggiunto all’acqua amara per il triste destino, tolse l’ansia e la sofferenza psicologica del popolo. Forse!

Prima di chiudere una parola sull’effetto anestetico dell’atar.

Un giorno mi tagliai tra le dita con un foglio di carta sottile. Un dolore aguzzo, volli allora verificare l’efficacia della xilocaina localmente applicata in compagnia con l’atar. Ebbene l’atar era ugualmente veloce ma maggiormente efficace e più duraturo nel tempo, perché si associa probabilmente l’effetto antiedema.

Quando uscirà questo libro qualche biochimico studierà sicuramente questo antico rimedio vegetale e allora si chiariranno tante cose.

Dosi e Utilizzo

(Pelargonium graveolens) Antiansia, antinfiammatorio, antidolorifico, antibiotico locale, antisclerosi (evita l’indurirsi dei tessuti traumatizzati). Dosi: Per bocca: un cucchiaino al mattino per vivere a lungo e bene, in caso di attacco d’ansia anche più volte al dì a piacere. Per aerosol: 20 gocce assolute per sinusiti acute e croniche, (meglio se associato a canapa per bocca) per tossi nervose e miste di qualsiasi tipo. Per via locale: 2-3 gocce 3-4 volte al dì nelle congiuntiviti di qualsiasi tipo idem per toccatura e spruzzo su afte e herpes o gola infiammata. Per quanto riguarda l’azione antizanzare della Malva rosa (essendo una varietà di citronella) è utile sia come pianta perimetrale, vicino al davanzale, in caso di puntura applicare l’idrolato sulla parte interessata.

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Malva Rosa idrolato (acqua) 250 ml”